Del bullismo
Da piccino, 10-12 anni, andavo a giocare a pallone con i miei coetanei nel campetto dei giardini comunali. Quando arrivavano i più grandi, 16-17 anni, pacificamente e pacatamente ci facevamo da parte. L’intimidazione era più forma che sostanza. Toccava a loro. Quando raramente arrivavano i fratelli maggiori di questi, il campo veniva lasciato ai fratelli maggiori. Funzionava.
Quando io sono diventato un più grande, i piccini di 10-12 anni, che li si prendesse con le buone o meno (e capirai, si occupava il campo), da parte non si facevano, anzi, il più delle volte andavano a chiamare i genitori. Spesso l’avevamo vinta noi, ma altre volte i genitori chiamavano i vigili che per una qualche diffusa ipocrita forma di buonismo ci obbligavano a lasciare il posto. Manco le famiglie dei ragazzotti più piccoli pagassero più tasse delle nostre.
Oggi se passo dalla strada che costeggia i giardinetti e guardo verso il campo, vedo solo bambinetti, palloncini colorati, mamme e carozzelle. In compenso gli adolescenti sono a farsi le trombe (o bombe, o canne o spinelli, non so come dici tu) dietro al parco.




hai appena ammesso che praticavi il “bullismo” e il “nonnismo”.
