Tu credi che il tempo delle mele sia un filmetto. Un filmetto generazionale magari ma pur sempre un filmetto, ebbene, in qualche interstizio nasconde grandi verità. Oggi nel far colazione con la Tv accesa mi sono ritrovato a vederne un paio di sequenze di pochi minuti. Eccole:

sequenza 1. la protagonista Viky è ad una festa tra adolescenti, balla tutta sudata insieme ad un ragazzotto, anche lui tutto sudato da fare un po’ senso. Lei gli chiede una Coca, lui scatta per andargliela a prendere. Si avvicina al tavolo delle bibite, mette sù gli occhiali da nerd perchè altrimenti non riesce a distinguere una Coca da un’ Orangina (in Francia bevono Orangina e non Fanta), prende la bottiglia, si toglie gli occhiali e si rigetta nella mischia con evidente precario orientamento per portare la Coca alla bella Viky.

… sequenza intermedia in cui succedono cose fuori dalla festa che a noi non interessano.

sequenza 2. Viky si avvicina al tavolo delle bibite (perchè? il tipo non ti ha più trovata? o non ti sei fatta più trovare? o hai una sete da cammello? lo sai che la coca è piena di zuccheri poi ti viene il culone?) da dietro arriva il belloccio della situazione che le mette un paio di cuffie alle orecchie e lei si innamora follemente, del belloccio ovviamente.

Ora un qualsiasi altro film avrebbe quantomeno regalato un’inquadratura al povero nerd nella quale poter esprimere la propria delusione. Sarebbe pur sempre stato qualche secondo di notorietà cinematografica, quanto basta per fartelo ricordare come lo sfigato di turno che poi quando ne parli con gli amici dici “te lo ricordi lo sfigatone con le sopracciglia alla bergomi, gli occhiali da nerd e sudato che pareva un ippopotamo appena uscito dall’acqua?”. Invece in questo film, nel tempo delle mele, lo sfigato di turno non viene neanche più inquadrato. Sparito. Rimosso. Così se proprio non ti prendi la questione a cuore, fresco fresco di visione, praticamente è come se non fosse mai esistito.
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