Vinci un premio se arrivi in fondo e me lo dimostri.
Parto a caso, dal fatto che questa sera avevo intenzione di farmi una ventina di pagine del testo di fotografia digitale con le sue implicazioni socio-culturali (!), uno dei testi da portare al prossimo esame, ed invece mi sono inoculato la decima puntata della prima stagione di Alias. Alias è quel serial fantascientifico - controspionaggistico con protagonista la Jennifer Gardner che interpreta una sorta di 007 doppiogiochista; un serial che riesce a creare dipendenze per 2 ingredienti in particolare. Il primo è il giochino che già utilizzavano in Batman e Robin negli anni 70 che consiste nel fatto che l’episodio non finisce alla fine della puntata ma a metà della puntata successiva e di conseguenza ti ritrovi ogni fine puntata con l’episodio in sospeso e un’irrefrenabile necessità che arriva dall’intestino di vedere la puntata successiva per sapere come va a finire. Il secondo motivo per cui non si riesce a non guardarlo è la serie infinita di pettinature che la protagonista sfoggia di volta in volta ed il conseguente tentativo di riuscire a capire come riesca a starci splendidamente sempre. E dico sempre.
Pensavo di fare del videoblog. L’idea l’avevo già da un po’, poi ho visto stimati colleghi blogger farlo e allora per un attimo mi sono detto, perchè no. L’attimo successivo ho cominciato a riflettere e quindi ad intravedere una serie di cose che mi suggeriscono di lasciar perdere. Su tutte il fatto che mi viene assai difficile esprimere entusiasmo di fronte ad un pallino (la videocamera dell’imac) che mi fissa la fronte, e allora per vedere un coglione che dice stronzate e sapere che quel coglione sono io, lascio perdere. L’alternativa sarebbe quella di mascherarmi ogni volta, tipo la maschera di topolino una volta, da clown di IT un’altra volta, da Rocco Siffredi una terza, poi magari da Rambo con la fascia in testa e la mascella storta, poi da terrorista così finisce che mi arrestano. No, non s’ha da fare. A meno che non fate una raccolta firme e mi convincete ed eventualmente pagate la cauzione.
Di contro in qualche occasione ho anche pensato di chiuderlo proprio jdblog, o magari venderlo che adesso che blogbabel ha chiuso e Blog Italia è la classifica che conta e in cui guarda caso rientro nella top ten potrei sembrare anche uno con una certa autorità. E vendermi, che tanto qualcuno lo ha già detto che i blogger sono tutte zoccole. Poi quando ho scoperto che c’è gente che leggendomi si incazza ho trovato un buon motivo per continuare a tenerlo su. Pensa, i casi della vita.
Ci sono una serie di categorie di blogger che non sopporto. Quelli che fanno i giornalisti ma non sono giornalisti. Quelli che fanno gli opinionisti copiando gli articoli dei giornalisti. Quelli che devono scrivere sistematicamente ogni giorno (si legge che lo fate a forza). E i personaggi famosi che fanno i blogger. Come dire, non fa notizia un cane che morde una persona, al limite il contrario. Forse non si è capito, comunque, inutile, personale opinione.
Poi peggio di tutti, quelli che proprio odio con tutto me stesso, dall’alluce del piede sinistro all’ultimo capello bianco che mi è spuntato passando per vescica, budella, stomaco, tonsille-che-non-ho-più e muccolo del naso, sono quelli che parlano di televisione. Il programma tv che preferisco è Le invasioni barbariche della Bignardi. Lei è brava, ha ’sta croce sulla schiena del Grande Fratello, però è brava. In particolare mi piacciono un sacco le interviste, quella di Erri de Luca stupenda. E ancor più in particolare questa cosa che offre la birra. Nessuno mai la finisce ’sta birra, questo non lo capisco. Io la inviterei a berla tutta d’un colpo e poi giù con la gara di rutti. Olè. Sai che intervista che ne esce…
A proposito.
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