Ho ripreso a correre da 2 settimane, sto sensibilmente riconquistando il passo dei tempi migliori, quelli di quest’estate prima che mi fracassassi una spalla.
Scarpette, cuffiette dell’ipod conficcate nelle orecchie e pantaloncini nuovi comprati ieri, proprio quelli da corsa, attillati che segnano ogni roba che ho lì sotto.
Mi hanno detto che sono super comodi e che ho sbagliato a snobbarli per così tanto tempo. Così li ho fatti comprare. Nel senso che ho mandato la morosa, come ogni volta che trattasi di shopping. Lei è contenta di fare shopping, io sono contento di non fare shopping. Quando si dice che 2 si sono trovati.
In teoria quindi sarei pronto, non fosse che oggi piove. Non è che pioviggina, piove, cazzo. Con le pozzanghere, gli utomobilisti che ti schizzano, i piedi zuppi. Piove.
Ma un vero uomo non si spaventa certo di fronte alla pioggia.
Così ho rispolverato la Wii Fit.
Che non si dica che butto via i soldi.
Monthly Archive for October, 2008
La morosa mi chiede :”e se ti nasce una figlia che a 12 anni dice di voler fare la velina da grande?”.
Rispondo :”la uccido”.
Ancora lei :”e se invece ti nasce un figlio juventino?”.
Ancora io :”lo uccido”.
Ora, non mi si dica che non sarò un padre comprensivo; piuttosto parliamoci chiaro, qualche paletto bisogna pur metterlo.
La spettacolarità è una cosa che mi infastidisce. Sono fatto così, è una roba che mi sale dall’intestino, non è mentale, è proprio fisica. Incontrollabile. Per questo non riesco a farmene una colpa.
La spettacolarità non va confusa con la bellezza, una cosa bella non mi infastidisce.
È una questione di forma e sostanza, di superficie e profondità. Coppie che stanno a significare la stessa roba, rapporto tra estetica e contenuto.
Una cosa è bella quando ha il giusto equilibrio in questo rapporto. Quando la pellicola esterna è funzionale al contenuto e lo valorizza.
Una cosa è spettacolare quando la forma è fine a se stessa. Quando l’estetica si autovalorizza. Quando diventa il valore. A prescindere dal contenuto. Scade nel kitch, diventa pacchiana. Apparire.
Cose che stimolano il mio intestino:
- le orecchie sui caschi
- gli stereo sottomarca del centro esse, bombati e con tutte le lucine
- le pose delle rockstar
- gli anni 80
- i caschi rosa hello kitty indossati dalle cinquantenni
- il dado appeso allo specchietto retrovisore dell’auto
- … e anche peluche vari
- l’alettone
- i jeans con il disegno delle ali
(…passibile di aggiornamento)
Fose lo avrai già notato dai feed qui a fianco.
Ho aperto un blog pseudo tecnico.
php in pillole.
Una semplice risorsa di frammenti di codice, script, trucchetti senza logica, buttati giù a casaccio.
Niente tutorial completi o corsi online.
Cose da utilizzare al volo, senza particolari tecnicismi, frutto di esperienza personale, senza alcuna presunzione di poter insegnare qualcosa a qualcuno.
Insomma, condivisione.
Riducono i finanziamenti statali per le università.
Vuol dire che prossimamente le rette universitarie aumenteranno.
(notare come è ironica la lingua italiana, retta/retto).
E facendola a distanza con supporto online* la mia retta è già cospicua.
Che faccio? Occupo a distanza?
ops… Okkupo?
*supporto online = le lezioni vengono registrate, messe online con possibilità di scaricarle
Generalmente gli altri telefoni si presentano (e te li vendono) con aspettative tali per cui pensi di poterci fare un sacco di cose, ma finisce sempre che alla fine li usi essenzialmente come telefono.
L’iPhone lo usi con soddisfazione soprattutto per le altre cose, e poi come telefono.
Non ti ho più aggiornato sulla mia carriera universitaria iniziata in tarda età.
Dopo il 30 di teoria sociologica e il 28 di sociologia della cultura, ho raccimolato:
- 25 di sociologia dei mass media
- 30 di storia contemporanea
- 30 di psicologia sociale
Abituati alle autostrade di 6 (quando andava bene) delle superiori, credo che ai miei paia quasi miracoloso, almeno quanto lo sembra a me.
Applausi grazie.
Ci penso da un po’. E la mia sempre più decrescente vena di scrivere ne è in qualche modo il risultato. Penso a qualcosa che percepisco come stucchevole, che mi riguarda anche, che riguarda buona parte del popolino bue blogosferico. Non quelli bravi che per quanto se ne possa dire, quelli lì, classifica o non classifica una marcia in più l’hanno.
Perchè si apre un blog? Uno personale intendo. Credo per diversi motivi: latente voglia di mostrarsi, gioco, divertimento, curiosità, ingenua presunzione di poter interessare e chissà che altro. Ma non è molto importante questo. Credo sia più importante il tipo di rapporto che la persona in quel momento e per poco tempo ancora ha con il mezzo. Ovvero, il blog viene messo al servizio del proprio vissuto (o surrogato del proprio vissuto) o comunque qualcosa che ha il presupposto di partire dalla persona. Il rapporto mi pare sia proprio questo: il blog al servizio della Persona.
Poi con il tempo succedono delle cose, si conoscono e ci si confronta con vari tecnicismi. Prima le statistiche, il pagerank, poi le classifiche. Cresce l’esigenza di essere commentato (più che letto), di essere linkato (più che commentato). E così inizia una progressiva mutazione, un ricollocamento dei termini che pare impercettibile se non usi sguardo attento. Una metamorfosi che riguarda il blog, il blogger ed il reciproco rapporto di cui dicevo sopra.
E così il contenuto personale, il proprio vissuto viene inquinato con makeup e lustrini di vario tipo. Foto osè della velina. Votami blogger più fico. Paraculaggini da scambio links (ti linko mi linki). Articolo scopiazzato. Tutto finalizzato al recupero di visite, commenti, links. Per quanto poi sia sport comune negarlo.
Non che sia tutto inutile, illeggibile o insopportabile, anzi, ne escono anche cose gradevoli, ma è più un risultato dovuto a mera casualità proprio perchè il fine comincia a non essere più il contenuto, ma quello che il contenuto porta in termini di visite, commenti, links. Non è tanto importante cosa si scrive ma quanti vettori internet siano stimolati da cosa è stato scritto.
Poi di tanto in tanto un po’ di Sè.
Quando il mutamento è compiuto il blogger si ritrova in mano un qualcosa che vive di vita propria, che ha esigenze proprie, e proprie regole alle quali il blogger stesso, la sua Persona si deve adattare. E lo fa. In quel momento il rapporto è decisamente mutato. Quello che all’inizio si configura come un blog al servizio della Persona, diventa una Persona al servizio del blog.
Questo trovo stucchevole.







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