Sociale

Leggendo un po’ qua, un po’ qua e un po’ qua, mi viene da pensare ad un po’ di cose.
Nell’articolo della Annalena Benini leggo un titolo che sembra presagire chissà cosa, poi inizia con una premessa in cui fa una distinzione tra chi con facebook si complica la vita e chi invece

…su fb viaggia sereno

Ovviamente le è stato chiesto di scrivere sulla prima questione e questo fà, e alla fine quello che ne esce è il solito articolo che disamina un unico aspetto, quello “pericoloso” e lo fa anche probabilmente in modo simpatico. (Ciò non toglie che Ferrara mi stia ampiamente sulle palle).

Fingersi liberi, disonvolti, stronzi e bellocci, finché il gioco dura (scriverne, si sa, ne accelera la fine), o finché lei non sfascia il computer con un’accetta.

Generalmente chi si incazza leggendo questi articoli è chi di internet ne capisce e ne fa sano uso, dimenticandosi però che la realtà riguarda anche un’altra buona fetta di utenti che vedono nella rete proprio uno strumento di “incontro” fine a se stesso, in quel senso lì, malizioso, furbino ma anche soprattutto penoso e patetico. Prova ad entrare in una chat con un nome di donna e te ne accorgi.

Questo fenomeno credo sia fisiologico ed inversamente proporzionale a quello evidenziato da Rik di presentarsi non più con un nick ma con nome e cognome. Più cresce la consapevolezza di quello che è la rete, più si normalizza; più ci si rende conto che non è un luogo dove nascondersi più la si utilizza per mostrarsi. Solo questione di tempo.

Come è questione di tempo la sua demonizzazione. Ma non c’è da preoccuparsi, non c’è da incazzarsi, internet c’è e non ce la toglie più nessuno e ai posteri arriverà esattamente quello che internet sarà, non altro. Il fenomeno della demonizzazione c’è stato ad ogni mutamento sociale:
è stato così per la stampa, il sapere poteva diventare qualche cosa di privato;
è stato così perfino per il romanzo, considerato roba da rincoglioniti quando è nato, ora ce ne fosse di gente che legge almeno romanzi…;
è stato così per la televisione, che avrebbe portato le famiglie dentro casa a isolarsi dal mondo in quel processo chiamato atomizzazione (e probabilmente è così ma non spaventa più nessuno)
Ora è il turno di internet che però rispetto ai fenomeni più vecchi produce molta più tensione, è molto più fluida, è bidirezionale, mutaforme. Atomizza ma socializza, permette di miscelare culture ma allo stesso tempo traccia confini ben precisi.

È proprio sulla base di queste asincronie che mi viene da pensare… Se è vero che facebook è social (e lo è) perchè ti permette di ritrovare amici che non vedevi da tempo, mi chiedo anche quanto ci sia di social nell’avere 300 contatti e conoscerne realmente solo 10, quelli con cui magari prendi abitualmente l’aperitivo ogni fine settimana.

9 Responses to “Sociale”


  1. 1 Cernobil

    Come ho scritto sul blog di Poca Cola quello che non si capisce viene considerato oscuro perchè purtroppo la nostra società è basata su dei modelli fissi e non riescono ad accettare il cambiamento ma lo guardano con sospetto e distacco.

  2. 2 Alianorah

    Si vede che stai studiando psicologia e sociologia eh? Eccome se si vede! ;-)

  3. 3 john doe

    @cernobil, si, però io e pocacola non diciamo propriamente la stessa cosa.
    @alianorah, sarà…

  4. 4 Cernobil

    Si si quello senza dubbio

  5. 5 arancia

    Quello che mi lascia perplessa (oltre londra), è proprio tutta questa esigenza di comunicare. Ma da dove arriva? Dall’esistenza di uno o più strumenti o dai nostri ‘geni culturali’, che ormai non si accontentano più soltanto di cose materiali?
    E ciò che mi fa più rabbia è che la ‘comunicazione’ è andata a insinuarsi prepotentemente tra le varie opzioni di tempo libero: cosa faccio stasera? Ginnastica, lavoro a maglia, leggo un libro (attività in piena solitudine) o accendo il pc e ‘comunico’? Non so se sia sana questa cosa, ma d’altra parte non riesco a riconoscerne il concreto aspetto demoniaco. Nella storia, la comunicazione è sempre stata una forma di arricchimento. Non riesco quindi a spiegarmi il perché della rabbia. Forse perché mi fa perdere di vista il rapporto con me stessa, preoccupandomi di più del rapporto con gli altri. In questo, noto una punta di superficialità.
    Ma cosa c’è di sbagliato nel comunicare a qualcuno che esisto? Perché di fatto è questo che facciamo. Ci mettiamo in vetrina e lanciamo i nostri ami. Tra l’altro, direi parziali, trattandosi dei più piacevoli. E perché questo deve farmi sentire impoverito o defraudato di me stesso? E in che modo l’altro deve sentirsi arricchito di me stesso? (leggevo recentemente su un libro orrendo). In fondo l’altro che cos’ha di me? Solo delle informazioni. Bo. E’ complicato.
    Del perché di 300.000 contatti su fb, non ho idea. Forse ci si sente più fighi, forti e popolari rispetto ad altri che ne hanno solo 10, poveri sfigati asociali. Cosa importa se poi li utilizzo? E anche qui, noto una punta di superficialità e di desiderio di apparire.
    Scusa la lunghezza.

  6. 6 Sempreinspiaggia

    Virtual… Social network, direi.

  7. 7 forumgomorra

    Forum di discussione sul fenomeno “Gomorra” e sui plagi di Roberto Saviano
    forumgomorra.blogspot.com

  8. 8 john doe

    @arancia, ovviamente, scrivi quanto vuoi. Sull’esigenza del comunicare sto pensando.
    …Che forse non trattasi neanche di comunicare.

  9. 9 Ellebi

    Io e te dovremmo parlare… In privato possibilmente. Ps: è la prima volta che incoccio nel tuo blog…In realtà è la prima volta che mi fermo a leggere un blog qualunque. Detesto i blog, i blogger e chi ha il tempo di leggerli. Non sarò proprio il tuo ideale di donna ma due chiacchiere con te per motivi miei ci terrei a farle.
    La mia mail ce l’hai e se non ti compare te la ridò… elleb@freemail.it
    Attendo trepidante vellicando il mio sesto senso…
    By Elena alias Ellebi

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