Ci penso da un po’. E la mia sempre più decrescente vena di scrivere ne è in qualche modo il risultato. Penso a qualcosa che percepisco come stucchevole, che mi riguarda anche, che riguarda buona parte del popolino bue blogosferico. Non quelli bravi che per quanto se ne possa dire, quelli lì, classifica o non classifica una marcia in più l’hanno.
Perchè si apre un blog? Uno personale intendo. Credo per diversi motivi: latente voglia di mostrarsi, gioco, divertimento, curiosità, ingenua presunzione di poter interessare e chissà che altro. Ma non è molto importante questo. Credo sia più importante il tipo di rapporto che la persona in quel momento e per poco tempo ancora ha con il mezzo. Ovvero, il blog viene messo al servizio del proprio vissuto (o surrogato del proprio vissuto) o comunque qualcosa che ha il presupposto di partire dalla persona. Il rapporto mi pare sia proprio questo: il blog al servizio della Persona.
Poi con il tempo succedono delle cose, si conoscono e ci si confronta con vari tecnicismi. Prima le statistiche, il pagerank, poi le classifiche. Cresce l’esigenza di essere commentato (più che letto), di essere linkato (più che commentato). E così inizia una progressiva mutazione, un ricollocamento dei termini che pare impercettibile se non usi sguardo attento. Una metamorfosi che riguarda il blog, il blogger ed il reciproco rapporto di cui dicevo sopra.
E così il contenuto personale, il proprio vissuto viene inquinato con makeup e lustrini di vario tipo. Foto osè della velina. Votami blogger più fico. Paraculaggini da scambio links (ti linko mi linki). Articolo scopiazzato. Tutto finalizzato al recupero di visite, commenti, links. Per quanto poi sia sport comune negarlo.
Non che sia tutto inutile, illeggibile o insopportabile, anzi, ne escono anche cose gradevoli, ma è più un risultato dovuto a mera casualità proprio perchè il fine comincia a non essere più il contenuto, ma quello che il contenuto porta in termini di visite, commenti, links. Non è tanto importante cosa si scrive ma quanti vettori internet siano stimolati da cosa è stato scritto.
Poi di tanto in tanto un po’ di Sè.
Quando il mutamento è compiuto il blogger si ritrova in mano un qualcosa che vive di vita propria, che ha esigenze proprie, e proprie regole alle quali il blogger stesso, la sua Persona si deve adattare. E lo fa. In quel momento il rapporto è decisamente mutato. Quello che all’inizio si configura come un blog al servizio della Persona, diventa una Persona al servizio del blog.
Questo trovo stucchevole.
Il problema poi è che il cambiamento avviene senza che uno se ne renda conto.
concordo!
ma credo che sta nell’abilità del blogger restare “con i piedi per terra”.
sbaglio?
Io sono ferma alle statistiche. Mi diverto a guardare il grafico e mi stupisco del “successo” di certi post rispetto ad altri. Certo mi fa piacere se qualcuno commenta un mio post, ma credo che mi fermerò a questo livello, anche perché non so cosa sia il pagerank.
Concordo pienamente!!! questo cambiamento avviene quasi automaticamente dopo un pò di tempo…è la meccanica dei blog , dei link, del rank che alla fine comincia a gestire le tue azioni.
Ma se ti linko mi linki? Ah, no…già fatto! P.S. sono d’accordo con te. Ma mi linki? Ah, no…
@duhangst, non ne sono così convinto

@guady, per alcluni blogger l’abilità sta nello scalare classifiche
@annagb, meglio non sapere
@cernobil, rendersene conto è giá buona cosa
@alì, lo sai che non smetterei mai di linkarti
e come darti torto, e quando te ne rendi conto, se te ne rendi conto ci resti anche un po’ male. Perchè te sei partito per dire la tua e finisce inesorabilmente che ti ritrovi nemmeno a dire, ma a linkare quello che hanno detto gli altri, se ti va bene. E poi sempre polemiche..tizio offende cippa, che poi se la prende con bingo che è razzista nei confronti del blogger bongo..e succede che te un bel giorno apri il feed e di 130 blog che segui 70 polemizzano su bingo e 60 su bongo…e allora ti vien anche da dire che palle. Sto cercando di rivedere il mio approccio col blog e ciò che scrivo. E posso dire che esser fuori da bb ad esempio mi aiuta tanto, dopo un po se ti sforzi, le classifiche i memetracker e via dicendo nemmeno li guardi.
bè, allora a quel punto dipende da “per quale motivo apri un blog”….
@paz83, esattamente. E se fai caso ci sono certi argomenti su cui la blogosfera tutta è omologata.
@guady, il percorso spesso devia. però a pensarci, può anche essere così.
io aborro lo scambio di link, tant’è che tusei nel mio blogroll e io non sono nel tuo, ti prego non provvedere controvoglia…
@ammiragliok, non ti preoccupare, il blogroll è lì passivo. Prima o poi vedrò di rifarlo mettendoci chi effettivamente leggo. E a quel punto, mi dispiace, ma ci rientri.
E’ che la popolarità annebbia il cervello. Anzi, più di tutto la ricerca della popolarità.
Perchè se ti è rimasto un po’ di raziocinio, quando arrivi a un po’ di notorietà dovresti renderti conto che non è questa gran cosa. E tuttavia il percorso per arrivare (o non arrivare) può mietere molte vittime.
La questione interessante, secondo me, è che questo malsano inseguimento coinvolge anche tutti quelli che hanno sempre snobato l’arrivismo televisivo, tanto per fare un esempio.
Alle volte le piccole miserie umane mi fanno un po’ di tenerezza.
per quale motivo hai aperto un blog: io l’ho aperto per esorcizzare una storia d’amore finita, in quei 4 anni c’erano state, data la lontananza geografica e il potersi vedere solo due weekend al mese o poco più e per le vacanze, moltissime mail e lettere cartacee con cadenza pressochè giornaliera, un fiume di parole, racconti, un diario.
Questo mi mancava: non poter più raccontare quelle che succedeva o mi aveva colpito durante la giornata, poi il mio lavoro non mi porta a scrivere e così mi sembrava di non esserne più capace, mi son messa alla prova.
Certo poi quando scopri di avere anche dei lettori, e dei lettori che ti apprezzano il narcisimo fa capolino, ma non mi faccio prendere dall’ansia se nessuno commenta e non mi importa di aumentare visite o quant’altro.
Per quanto riguarda gli argomenti riporto quelli che mi passano per la testa: qualche volta può essere uno stato d’animo, qualche altra una notizia che ho letto
I rischi descritti nel tuo post ci sono tutti, se periodicamente qualcuno li rammenta, forse siamo salvi.
Analisi lucida, la tua, che spiega le lunghe assenze dal blog, le riprese, i rimaneggiamenti di stili, look, interessi…La cosa strana è che i blog che hanno più successo sono quelli in cui l’autore sembra mostrarsi per quello che è, mettendo in campo molto di sè e mettendosi in discussione. Io ho provato a farlo, ma non mi è facile….sembra di stare sul lettino dello psicanalista….
@Rosanna, più cattiva di me!
@zefirina, c’è chi non crede sipossa tenere un blog come fai tu
@bruno carioli, ognuno salvi se stesso… direbbe un mio amico
@Padmani, per l’appunto. Medito un riposizionamento con tanto di tagli secchi del passato.
Io e te dovremmo parlare… In privato possibilmente. Ps: è la prima volta che incoccio nel tuo blog…In realtà è la prima volta che mi fermo a leggere un blog qualunque. Detesto i blog, i blogger e chi ha il tempo di leggerli. Non sarò proprio il tuo ideale di donna ma due chiacchiere con te per motivi miei ci terrei a farle.
La mia mail ce l’hai e se non ti compare te la ridò… elleb@freemail.it
Attendo trepidante vellicando il mio sesto senso…
By Elena alias Ellebi
In questo post ci si può riconoscere tutti, facilmente.
Ci sono dei passaggi che prima o poi si percorrono, l’importante è tenere presente che alla fine valgono i contenuti più che la vetrina, e che l’onestà intellettuale prevalga sul narcisismo.