L’ho visto, avevo visto gli altri 2 non potevo mancare questo. Il filone dei fumetti portati al cinema mi piace perchè mi fa vedere quello che da piccolo speravo di vedere in televisione, anzi dal vero. Quando ero piccino, molto piccino e leggevo l’uomo ragno, pur sapendo che era una roba finta, me lo dicevano, speravo che qualche cosa di vero ci fosse, ci volevo credere. E l’avevo il desiderio di vedere l’uomo ragno e i fantastici 4 e tutti i super fichi eroi in televisione, tipo in carne e ossa, tridimensionali, non su carta. Lo chiedevo a mia mamma se c’erano i film di ’sti qua, ma non c’erano, o erano pessimi e non li passavano, e comunque lei non si interessava realmente alla cosa. Oggi si può. Si possono fare questi film dove succede tutto quanto era ed è disegnato su carta ed è una masturbazione mentale alla quale non so rinunciare, anche se il cinema è colmo di esseruncoli alti un metro e 20 che ti pestano i piedi quando fai il biglietto e non stanno mai zitti in sala, accompagnati da genitori che se la prendono con te se ti lamenti. E sinceramente non mi interessa molto della sceneggiatura, della filosofia, della psicologia, i significati intrinsechi, che non ci devono essere e non li voglio, mi interessa l’estetica visiva, mi interessa la trasposizione che sia il più vicina ai fumetti che leggevo, mi interessa tappare quel buco che la tecnologia una volta non poteva tappare, e allora ne godo a 30 anni passati. Così è. Se poi tutto questo non bastasse a convincerti ad andarlo a vedere, ti ricordo anche che c’è Kirsten Dunst.
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Mi sa che sono in ritardo, ma ’sta roba io l’ho letta oggi. Capisco che per soldi si può far (quasi) tutto, anche rimangiarsi la parola, anzi, specialmente rimangiarsi la parola, e che la carriera di un’attrice può esser molto difficile con tutta la concorrenza che c’è al giorno d’oggi, soprattutto se tra la concorrenza c’è una che ti somiglia tanto tanto ed è più giovane e volente o no ti fa le scarpe. Se poi ci metti che per stare in certi ambienti, spesso ti tocca scendere a certi compromessi.. (lo dice la Rocca, quella che si spogliava ignuda per leggere le notizie di cronaca), può esser veramente un casino, lo capisco. Insomma, Natalie Portman che si dice possibilista sul fatto di recitare nuda, dopo aver da sempre detto il contrario è una roba che non va bene, per me intendo. Distrugge immagini e certezze che il mio subconscio cinematografico ha creato metabolizzando quell’opera che è Star Wars.
Non scherzare! La principessa Padme, che è praticamente una madonna, non si può spogliare! (che poi non è che uno si giri dall’altra parte eh…)
Mio fratello è figlio unico è un bel film all’italiana. Pensavo di sentire la canzone di Gaetano ma non ve n’è traccia, così per dire, il film è bello uguale. Solo non capisco perchè non lasciargli il titolo di fasciocomunista che poi sarebbe il titolo del romanzo da cui è tratto. Forse per dar risalto a “Scamarchio testa grossa e spalle piccole” che di fatto non è il protagonista ma il fratello del protagonista, interpretato invece da Elio Germano che se non lo conosci te lo consiglio vivamente (come attore eh), molto bravo, meglio di qualsiasi altro della nuova generazione sponsorizzato, tipo quelli “Scamarcio testa grossa spalle piccole” style appunto. Dicevo che il titolo del libro è sicuramente più indicato per descrivere il percorso politico-umano del protagonista che di fatto per una serie di questioni passa dall’esser fascista a esser comunista. Siamo negli anni 60 quindi quando si dice fascista si intende fascista pro duce, non di destra non di centro destra, e quando si dice comunista si intende comunista che urli viva stalin, mica come adesso. Cosa ho apprezzato del film è stato lo metter in risalto come l’applicazione dell’ideologia da parte delle masse che non si pongono il problema dell’analisi personale, qualunque ideologia essa sia, dà come risultato un errore. Cosa ho detto?

Mettiamo subito in chiaro che 300 non è un film storico. 300 è un film fantasy-epico, come potrebbe essere il Signore degli Anelli per intenderci. Quindi tutte le critiche che riguardano le incongruenze storiche, i costumi sbagliati e questo e quello e ancora questo, non hanno senso di esistere. 300 è tratto da un fumetto di Frank Miller che ha rappresentato la Battaglia delle Termopoli (che adesso non ti sto a spiegare che tanto la sai oppure vai su wikipedia che la sanno meglio) non per farne una ricostruzione storica ma come pretesto e contesto per mettere in fumetto quanto per altro ha fatto anche con Sin City, la scelta del proprio sacrificio per sconfiggere il potere (ho studiato). Il film di Zack Snyder è la trasposizione del fumetto. Detto questo, e avendo quindi chiaro cosa vai a vedere, intrattenimento, 300 è uno spettacolo, per quanto è epico e fantastico, per l’azione, per i colori, per la regia e per il montaggio. I movimenti di camera sono esaltanti tanto quanto la colonna sonora. Quindi, se non sei un integralista del film d’autore… dai, ogni tanto smollati, vattelo a veder che merita un bel po’.
Una Nurf, figura mitologica delle fiabe orientali, viene trovata nella piscina del condomio “the Cove”, in Philadelphia, dal custode Cleveland che l’aiuterà a portare a termine la propria missione e tornare a casa nel Mondo Azzurro, difendendola da creature malefiche.
Una splendida favola che come tutti i film di M. Night Shyamalan non si limita a raccontare una storia, ma pone un sottotesto dato da scelte di regia, che rende l’intero lavoro gonfio e importante, che ti fermi a leggere i titoli di coda quando finisce e rimani con la sensazione di doverlo riguardare per assimilarlo meglio. Lady in the water sembra per certi versi un proseguio di The village. Mentre nel precedente infatti un gruppo di persone omogenee si rifugiava dalla realtà in un proprio mondo creando un nemico che li tenesse lontani dall’esterno e solo un elemento scatenante negativo dava le motivazioni per affacciarsi verso il resto del mondo, in questo film il gruppo di persone è eterogeneo e multietnico ed il nemico lo vede comparire improvvisamente all’interno insieme all’elemento positivo (la nurf) che invece contribuirà alla redenzione di tutti e darà a tutti un ruolo diverso da quello che ognuno si era costruito all’interno della piccola comunità.
Cosa mi piace di Shyamalan è il suo saper fare cinema controtendenza nel senso che poco gli interessa della velocità dell’azione, raramente si rifà a movimenti di camera vertiginosi o vorticosi (stile matrix per intenderci cosa che ormai fanno tutti) se non assoultamente contestuali al momento e generalmente più per spezzare che per amplificare. I suoi film sono zeppi di piani sequenza, inquadrature fisse o lenti movimenti di camera, sono riflessivi, sono poetici.
Ovviamente la critica lo ha stroncato, motivo in più per guardarlo. Si sa, la critica non è che capisce molto di cinema.
E giunse l’ora di Borat. Prima di questo film l’unica cosa che avevo visto di Borat era uno spezzone di una parte censurata del film stesso, su youtube. Che dire. Il film fa sorridere ma non è roba per noi. O meglio, può anche essere per noi, ma sicuramente non essendo ammericani non riusciamo a goderne appieno. Nel senso che una smorfia di un politico che abbiamo appena sentito nominare o visto di sfuggita qualche volta in TV, ma che se non ci mettono il sottotitolo non sappiamo che ruolo ricopre nel mondo, o negli U ESSE con A, non ci da poi molto. La trama è semplice, Borat è un reporter del Kazachstan che va negli U ESSE con A per capirne la cultura e riproporla nel proprio paese, quello che ne esce è una grossa presa per il culo di uno spaccato del popolo ammericano del quale viene mostrato impietosamente il volto più ridicolo e non mi spingo oltre altrimenti poi rischia di passare per un film serio che non lo è. Borat durante il soggiorno si innamora di Pamela Andreson a tal punto da trasformare il suo reportage in una rincorsa alla tettuta di Baywatch. E riesce anche a prenderla, eccome se ci riesce! ops… svelato il finale!
Mi sono arrivati i 3 DVD del Signore degli Anelli. Si presentano il splendida confezione cartonata, dentro ognuna delle quali ci sono 2 dvd: il relativo film e un dvd di speciali, ma non quelli che durano 10 minuti, ore e ore di speciali.
Interviste ai protagonisti, luoghi, dietro le quinte, tecniche di realizzazione, scene inedite, insomma tutto quello che c’è nei soliti speciali, ma per ore e ore… e ore.
Insomma, se le 9 ore di film non sono bastate, e a me non sono bastate, con questi dvd si riesce ad immergersi nelle atmosere incantate della Terra di Mezzo un altro bel po’ di tempo.
Un cast senza nomi di particolare spicco, una sceneggiatura stile “vendetta! uccido tutto i nemici uno ad uno fino ad arrivare al più forte e cattivo” che mi ricorda tanto Bruce Lee, con tanto di addestramento orientale (basta per favore!) e salvataggio della bella di turno. Tutto a sminuire quanto si era creato intorno al protagonista (per la prima volta a dire il vero) Hannibal Lecter, la sua psicologia, il suo stile. Tutto ridotto ad un tragico percorso personale che quasi va a giustificare l’essere mostro. Solo Dino De Laurentiis può crederci quando a Matrix dichiara che il 72% del pubblico ha decretato questo film come il più bello della saga. Non è così. Il fascino di Lecter viene declassato, banalizzato. Il suo “non aver un passato” funzionava, non so se sarebbe potuto funzionare dargliene uno, di certo non in questo modo. Ha la parvenza di qualche cosa fatto frettolosamente, giusto per farci un film con incasso assicurato. Me lo vedo De Laurentiis che chiama Harris “Thomas, fammi un libro che ci devo fare un film!”. Se nella locandina ci fosse stato un qualsiasi altro nome al posto di Hannibal probabilmente non se lo sarebbe filato nessuno. In definitiva può essere considerato solo un film piacevole, nulla più, se decontestualizzato dai precedenti.
Visto con un paio d’anni di ritardo questo film basato su una storia vera, seppur molto adattata (wikipedia), della possessione di una ragazza, mi è parso assai inquietante. La storia narra del processo subito dal sacerdote che ha tentato di esorcizzare Emily Rose, accusato “dalla comunità” di aver semplicemente contribuito alla morte di un soggetto psicotico. Gira tutto intorno alla questione “posseduta o malata” non dando per altro alcuna risposta… come credo sia giusto. Abbastanza debole nei contenuti romanzati, mi è parso invece una bomba ogni qual volta la sceneggiatura metteva in primo piano l’esperienza di Emily Rose, probabilmente per la bravuta di questa attrice, Jennifer Carpenter, che nelle scene da posseduta ha tirato fuori una mimica facciale impressionante (dò per buono che non sia stata ritoccata in digitale). E’ soprattutto lei a rendere inquietante il film.
Inevitabile il paragone con l’Esorcista.
Partendo dal presupposto che l’Esorcista rimane il meglio che sia mai stato girato nel genere, il merito de l’esorcismo di Emily Rose è quello di non aver mostrato cose inverosimili come vomito verde, o teste che girano a 360° o corpi fluttuanti, ma di aver rappresentato la possessione esclusivamente con la mimica corporea dell’attrice e quindi soprattutto con spasmi e urla. I pochi effetti speciali vengono usati per rappresentare le visioni. Il tutto contribuisce al non dar risposta. Malata o posseduta?
Non è che uno deve far lo snob a vita e andare al cinema solo per vedere film spessi. A volte si ha voglia di vedere film leggeri, di leggere libri leggeri di scrivere di cose leggere, di passare serate leggere. Per questo motivo vado a vedere ogni tanto film come Manuale d’amore (ho visto anche il primo) perchè ti fanno uscire dal cinema leggero e sorridente, che è quello per cui sono stati girati. E’ la giusta commedia all’italiana, semplice e spensierata, non quella di Boldi e De Sica, quella è spazzatura.
Come il primo film anche questo è diviso in episodi, eros, maternità (il migliore) matrimonio ed amore estremo… nei quali si alternano numerosi più o meno attori che sono a mio parere il punto di forza del film con la loro freschezza e simpatia. Mi riferisco più ad artisti come Fabio Volo e Claudio Bisio piuttosto che a “testa grossa spalle piccole” Scamarcio e “fatti guardare ma non aprire bocca” Bellucci, mentre quando arriva il turno di Verdone viene da pensare “ancora la stessa parte? ma ormai Verdone recita sempre la stessa parte… vuoi vedere che recita se stesso?” ma alla fine Verdone fa ridere e quindi va sempre bene. Le tematiche affrontate sono attuali che più attuali non si può, dalla fecondazione assistita al matrimonio tra gay, e Veronesi sbatte la sua visione progressista delle cose senza mezze misure.
Insomma, se si vogliono fare un paio di sane risate all’italiana, sull’Italia, sull’italiano, che quando esci dal cinema ti vai a bere una birra e ti fai altre 2 risate, questo è il film giusto.
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